Da Firenze parte l'allarme che riguarda tutta Italia C'è la tendenza a privatizzare il bene comune "per eccellenza". Viene considerato come una merce e il business diventa enorme. Le iniziative pilota e le decisioni Onu in vista del Forum di Ginevra.
"L'acqua è il bene comune per eccellenza, non si può limitare o rifiutare agli esseri umani ed alle specie viventi; è un bene nautale fondamentale, non può essere sostiuta da altre sostanze da altre sostanze, non si può evitare nè posticiparne l'uso, non ha alternative, e per questo non può essere considerata una merce". Sembra banale invece intorno all'"oro blu" ruotano enormi interessi economici, e la tendenza, anche in Italia, è sempre più quella di trarne profitto, di privatizzarla. L'allarme è stato lanciato a Firenze, nel corso di un forum di movimenti, con una proposta di legge regionale d'iniziativa popolare che intende sottrarre alla gestione di privati le reti toscane. Un'iniziativa pilota quanto mai attuale ( del problema si parlerà al Forum mondiale dell'acqua a Ginevra, dal 17 al 20 marzo, quest'anno l'Onu lancerà il secondo decennio internazionale dell'Acqua) promossa dal Social Forum Europeo con l'Arci Toscana e l'associaizone "Beati costruttori di pace", che sta riscuotendo consensi in molte altre regioni. La Toscana è in prima fila nel business privato dell'acqua, spiega Matteo Repeti, fra i coordinatori del Social Forum toscano: "S'è cominciato a privatizzare ad Arezzo oltre sei anni fa - e la conseguenza sono stati aumenti in bolletta anche del 100%; ora tocca a Livorno, e la bolletta è già aumentata dell'80%". Il discorso sull'acqua è ampio, cruciale: va dai prezzi irrisori che pagano le ditte italiane per imbottigliare un bene collettivo, all'insostenibile peso ecologico delle bottiglie di plastica (15 miliardi l'anno, per l'84% non riciclate), al diritto dei Comuni di montagna di sfruttare una loro risorsa. Per restare agli enti eredi degli acquedotti municipali, cioè gli Ato (Ambito territoriale ottimale, spesso coincidono con le Province e sono "pool"di Comuni), il problema è che gestiscono le risorse idriche badando sempre meno all'interesse collettivo: le modalità variano da luogo a luogo, ma si va da affidamenti della rete idrica a SpA totalmente private, a SpA miste pubblico/privato o a SpA a totale capitale pubblico. Ma ai privati (e in qualche modo anche alle SpA, che rientrano in logiche di mercato), non interessa il risparmio bensì il consumo: "I privati non sono certo interessati a un uso oculato di questa risorsa - dice l'assessore all'Ambiente della Regione Marche Marco Amagliani - più acqua si consuma, più acqua viene restituita inquinata, e quindi più acqua c'è da depurare. Insomma, si avvia un circolo vizioso che non può portare che a rincari. In agguato ci sono privati o multinazionali che si presentano ai nostri Comuni e offrono un servizio ^chiavi in mano^". Un consigliere comunale di Pian Castagnaio (Siena) è ancora più esplicito: "Dopo la trasformazione della Ato in SpA è stato detto ai cittadini che devono consumare più acqua, da 200 litri a 320, altrimenti la tariffa non può mantenersi bassa e competitiva". I benefici della privatizzazione e del cosiddetto partenariato pubblico-privato (maggiore qualità, maggiore economicità, maggiori investimenti) si sono dimostrati, alla prova dei fatti, totalmente inconsistenti, dicono al forum. "Peggiora il servizio fornito a parità di tariffe; diminuiscono i finanziamenti per gli investimenti; alcuni capitoli di spesa sono incontrollabili; peggiora la qualità dell'acqua per consumo umano (a fine 2003 la Regione Toscana ha addirittura chiesto deroghe ai valori limite per alcune sostanze indesiderate e tossiche). Senza contare la non economicità della gestione, che ha comportato e comporta sovraprofitti per il sitema bancario e un maggiore costo per la collettività". Anche in Lombardia il trend è inquietante: a Lodi si tenta di privatizzare (in holding come Mantova, Cremona e Pavia), a Bergamo la società cittadina è stata assorbita nella holding Asm di Brescia. A Catania c'è una società mista a prevalente capitale pubblico, ma le associazioni chiedono di inserire membri della società civile negli organi di gestione. A Napoli e in Campania stesso "business dell'oro blu", con vivaci proteste e discesa in cmapo di Alex Zanotelli, battagliero missionario Comboniano vissuto nella baraccopoli di Korogocho in Kenya, per molti anni direttore di "Nigrizia" e ora stabilmente in Italia, che in una lettera agli amministratori intitolata "State con l'acqua o con i ladri d'acqua?" denuncia che "agli enti locali fanno gola i finanziamenti messi a disposizione dall'Unione Europea". Il 3 febbraio si è riunita l'assemblea dei 136 sindaci dell'area Napoli-Volturno (Ato 2) per ridiscutere la delibera sulla privatizzazione dell'acqua. La proposta di legge toscana cerca dunque di "smuovere le acque" per il bene di tutti: vuole riportare, entro il 2008, la gestione del servizio idrico a organismi totalmente pubblici , con una gestione più democratica e senza carrozzoni burocratici; vuole più potere per i Consigli comunali, che i sindaci siano rappresentanti delle volontà pubbliche, dei lavoratori delle Ato e dei singoli cittadini. Chiede inoltre che il consu,mo fino a 40 litri al giorno ("minimo vitale" definito dal Contratto mondiale dell'acqua) sia gratuito, tariffe basse fino a 130 litri (l'"uso necessario"), e forti penalizzaizoni per chi supera questo limite, per scoraggiare gli sprechi. In Italia oggi, c'è un consumo pro capite di 220 litri al giorno. La raccolta firme è partita adesso. Ne servono tremila, si conta di arrivare a trentamila. Il torinese Marco Emanuel, esponente del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull'Acqua, associazione che si batte affinchè l'acqua sia un bene comune dell'umanità ed effettivamente gestito nell'interesse pubblico, appoggia la proposta toscana: "Chiediamo agli enti locali non solo di non affidare l'acqua ai privati, ma di superare anche la logica della SpA, e di arrivare ad un ente di diritto pubblico che gestisca l'acqua con capitale pubblico, nominato senza gara d'appalto. A Torino il ciclo integrato dell'acqua (dalla captazione alla depurazione) è stato affidato senza gara di appalto alla Smat (Società metropolitana acque Torino) e per il Pinerolese all'Acea SpA. Anche ad Alessandria l'affidamento è stato fatto senza gara". Insomma, stante che l'acqua è il bene principale per la vita (senza cibo si resiste un mese, senza acqua una settimana), che la mancanza di acqua è una delle principali cause di mortalità nel mondo e che la sua mancanza o carenza è ormsi diventata (come e più del petrolio) causa di guerre, è necessario che l'acqua non si trasformi in merce qualunque, che il fine della sua gestione non sia il profitto. E' un problema di civiltà, di sopravvivenza: in fondo persino un proverbio inca diceva: "La rana non beve l'acqua in cui vive". |