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Congresso PRC

Ordine del giorno

VI Congresso del Partito della Rifondazione Comunista

Venezia 5 marzo 2005


Ordine del Giorno: L'acqua è un bene pubblico

Noi partecipanti al VI congresso del Partito della Rifondazione Comunista 2005 nella città di Venezia, dichiariamo che l'acqua, è il primo elemento indispensabile alla vita per tutti gli esseri viventi.
Come bene comune deve essere gestita con solidarietà e partecipazione democratica delle comunità. Come diritto basilare ed inalienabile deve essere garantita a tutti gli esseri viventi, e tutelata per le prossime generazioni.
Coscienti che è in atto un processo di mercificazione e petrolizzazione dell’acqua, che avviene attraverso:
- la privatizzazione dei servizi idrici pubblici
- le grandi opere (grandi dighe, opere di canalizzazione e deviazione dell’acqua)
- lo sfruttamento commerciale delle sorgenti
- l'imposizione di un modello che consegna il diritto a bere all’acqua in bottiglia.
Convinti che la responsabilità di quanto accade è di questa nostra generazione: di cittadini, politici e rappresentanti delle istituzioni amministrative, sociali ed economiche.
Dichiariamo che:
L’acqua non può essere una merce, nè una materia prima, nè un bene economico.
L'acqua è un diritto umano fondamentale.

Pertanto affermiamo che nel nostro paese, siamo impegnati in tutte le sedi del nosto agire politico, nel parlamento italiano ed europeo come
nei consigli comunali, provinciali e regionali, nei governi e nei sindacati a contrastare le scelte di privatizzazione dei servizi idrici, gli affidamenti alla quotazione in borsa e alle gare pubbliche che consegnano tali servizi a SPA private o miste, a ripubblicizzare dove i processi privatistitici si sono già realizzati.
Ponendo ai nostri alleati della coalizione di assumere questo contenuto come programmatico.
Inoltre dichiariamo il nostro sostegno ai movimenti internazionali sull'acqua impegnati a contrastare la politica mondiale incentrata su:

   - Un modello di gestione dell'acqua che è basato sul controllo centralizzato e su grandi progetti da parte degli stati e delle imprese nazionali e multinazionali, piuttosto che su una gestione democratica e decentralizzata delle risorse idriche da parte delle comunità locali.

- La gestione privata che consente l'accesso all'acqua solamente a chi può pagare, con l'inevitabile negazione del diritto d'accesso ad una parte sempre più numerosa della popolazione mondiale. Le popolazioni rurali vengono deprivate delle loro risorse e sono costrette ad adottare altri stili di vita.
Mentre si impongono modelli di consumo indotti dalle strategie di marketing delle multinazionali, che spingono la gente a bere solo acqua e bibite in bottiglia.

- Una cultura che fa dell'accesso all'acqua un elemento di discriminazione sociale e di conflitto dal momento che sempre di più gli interessi economici legati all'acqua portano alla militarizzazione dei territori e a logiche di nuova colonizzazione.

Noi ribadiamo che:

 - il diritto di accesso all'acqua appartiene a tutti, a prescindere dalle differenze socio-economiche, di genere, di religione, di casta e di appartenenza etnica.

- Le comunità locali hanno il  diritto di part-ecipare alla gestione dei beni naturali, come l'acqua, le foreste, i minerali e la biodiversità e in questo senso lo stato deve riconoscerne ruolo e sovranità.

- si devono valorizzare i modelli di gestione e di uso delle popolazioni indigene e delle comunità rurali, che sonò stati i veri 'protettori' di queste risorse, per alternative possibili di sviluppo sostenibile.

- l'uso mirato e controllato della scienza e delle tecnologie deve portare ad una distribuzione equa e permettere una gestione efficace ed ottimizzata delle risorse.

Per questo chiediamo:

- all’UE di ritirare la richiesta di liberalizzazione dei servizi idrici fatta a 102 paesi.

- Di dichiarare che l'accesso all'acqua per quel 1.400.000 di persone del pianeta  a cui è stato negato, avvenga attraverso l'intervento pubblico internazionale ed azioni di Partenariato Pubblico Pubblico.

- La sospensione e la revisione delle grandi opere portate avanti da Banca Mondiale, Banca di Sviluppo Asiatica e Africana, e dai grandi investimenti mondiali multilaterali e bilaterali, che finora hanno portato solo distruzione.

- Che sia data priorità all'uso umano dell'acqua.

- L'esclusione dei sevizi idrici dll’agenda del WTO perchè l'acqua non è una merce.

- L'interruzione della privatizzazione della gestione dei sevizi idrici locali nelle città del Nord e del Sud del mondo.

- La regolamentazione dello sfruttamento delle sorgenti, che permetta il rinnovo e la consevazione delle risorse idriche. La revisione delle concessioni allo sfruttamento e all'imbottigliamento, che deve. comunque
essere sottoposto al consenso delle comunità locali.

- Una cooperazione internazionale che non sia fonte di profitti, ma scambio tra pubblico e pubblico, dalla gente alla gente.

- Una campagna di informazione e di educazione all'acqua.

- Che la gestione pubblica dell'acqua e il diritto di autodeterminazione dei beni comuni da parte delle comunità locali sia inserita nelle costituzioni nazionali e negli statuti delle organizzazioni sovranazionali.

Noi chiediamo al resto della politica italiana, alle organizzazioni sociali  e a tutte le istituzioni che portano la responsabilità di decidere di agire in tal senso.


Ciro Pescane
Patrizia Sentinelli
Monica Sgherri
Gennaro Migliore

(*)  Approvato dal  Vi° Congresso

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